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Prendi questa medicina, è fatta con prodotti naturali, male non può fare.! Sarà vero?Ovvero considerazioni sull’inganno nel quale è caduta una gran parte della umanità. PrologoGuardavo la televisione una sera dello scorso agosto. A Vercelli ci sono molte zanzare, si sa l’acqua le porta ed il riso cresce nell’acqua. Ecco l’idea nuova: allontanare le zanzare usando invece dei normali trattamenti di bonifica aglio. Inevitabile la considerazione del cosiddetto esperto: “l’aglio è un prodotto naturale e non chimico e di conseguenza non dannoso per l’ambiente e per le persone”. Alla mia istintiva domanda “Ma perché?” un gruppo di amici mi ha guardato come avessi negato l’esistenza della forza di gravità o l’esistenza di vita sulla terra.
Quello che qui vorrei contestare è la scellerata equazione:
naturale = salutare
Per farlo espongo qui di seguito qualche breve considerazione. Le erbe non fanno male.Lo affermano continuamente torme di imbonitori capitanati, quando ancora era a piede libero, da Vanna Marchi: volete dimagrire, cancellare i segni della cellulite, riacquistare la potenza sessuale di un tempo o risolvere quel maledetto problema di eiaculazione precoce? Ecco il prodotto adatto, tutto a base di erbe, nulla di chimico, non può fare male, non può avere effetti collaterali, la natura garantisce per lui. Basta essere un poco attivi in rete ed ecco un sacco di posta spazzatura reclamizzare tra l’altro un fantomatico Herbal Viagra tutto naturale che proprio perché a base di erbe non può fare male. Che dire poi di Herbalife? Persone di solito senza alcuna cultura medica che si mettono a prescrivere diete anche molto severe accompagnandole con il solito intruglio che essendo a base di erbe danni non ne può certo fare. Siamo di fronte a una delle declinazioni più comuni e pericolose della scellerata equazione. Per sapere se la naturalezza e l’essere solo composto di erbe di un prodotto lo renda per questo automaticamente innocuo basterebbe chiederlo a Socrate: che la cicuta sia fatta di sole erbe naturali credo sia una affermazione incontestabile. L’uomo si è curato per secoli con le erbe. Del resto come altro avrebbe potuto curarsi? Illuminante a questo riguardo la storia del farmaco più usato nella storia della medicina: la Aspirina. Già 400 anni prima di Cristo Ippocrate citava gli effetti benefici della foglia di Salice[1] come antiinfiammatorio. Masticandone direttamente la foglia o trasformandolo in decotto il salice è stato per secoli un rimedio molto usato. Un problema non irrilevante però ne limitava le applicazioni: il prodotto naturale aveva si effetti benefici che però si associavano ad una intollerabile aggressività nei confronti dello stomaco dei pazienti e ad un sapore quasi insopportabile. Quando non ci sono alternative e quando ci si trovi di fronte a malattie molto sgradevoli si fa di necessità virtù e si accettano anche gli effetti collaterali. Così fu per un tempo lunghissimo mentre la chimica cercava di capire quale fosse il principio attivo che si rivelava antifebbrile ed altiinfiammatorio dagli effetti eccezionali. Fu un chimico napoletano, Raffaele Piria[2], a scoprire verso la metà del secolo scorso la presenza e la efficacia dell’acido salicilico. Molti anni prima, il 2 giugno 1763, la Royal Society di Londra ascoltò una presentazione del botanico inglese Edward Stone intitolata: "Sulla corteccia di salice nella cura delle febbri malariche". Interessante il meccanismo che portò lo studioso a scoprire le proprietà antifebbrili del decotto di salice: assaggiando per caso un pezzetto di corteccia notò come fosse amara esattamente come amaro è il chinino, dedusse che due piante dal sapore simle potessero avere lo stesso effetto e provò a somministrare il decotto di salice a pazienti con febbri malariche. La azione antifebbrile della salicina era scoperta, anche se la deduzione si basava su una valutazione del tutto errata in quanto la molecola principio attivo del chinino è un alcaloide, molecola che nessuna analogia ha con l’acido salicilico[3]. Del resto quando si procede per tentativi sperimentali la casualità ha una importanza notevole. Clinici inglesi e tedeschi ne sperimentarono con successo la attività in varie patologie[4], ma restava il problema degli effetti terribili sullo stomaco: i pazienti miglioravano da malattie gravi quali la artrite deformante, soffrendo però di dolori gastrici insopportabili e andando spesso incontro ad un evento allora drammatico (ed invero anche oggi molto fastidioso) e spesso mortale: l’ulcera gastrica fino ad arrivare alla emorragia gastrica. La chimica cominciò ad occuparsi della cosa con l’intento di trovare una molecola che fosse altrettanto efficace, ma meno devastante. Il chimico francese Charles Frédéric Gerhardt a Strasburgo nel 1853 prese l’acido salicilico e lo acetilò[5].
Sul seguito della storia la letteratura non è concorde. Qualcuno afferma che l’effetto benefico della acetilazione venne sottovaluto dal giovane Gerhardt, altri riportano, a la mia anima di chimico mi fa pensare abbiano ragione, che la cosa si spense per la difficoltà nella preparazione del prodotto. Fatto sta ed è che per vedere applicato clinicamente questo enorme passo avanti nella medicina dobbiamo aspettare una quarantina di anni. Siamo nel 1879, a Leverkussen in Renania, Felix Hoffman e Heinrich Dreser sono due chimici che si occupano di coloranti nei laboratori di ricerca e sviluppo della Bayer, loro attività la produzione di nuovi colori. Il padre di Felix soffre di una grave forma di artrite deformante e solo il salicilato riesce ad alleviarne il dolore, ma puntualmente si presentano i problemi gastrici. Il figlio è a conoscenza dei problemi su cui si era incagliata la ricerca di Gerhardt e si dedica con enorme determinazione alla ricerca di un metodo semplice ed economicamente sostenibile per produrre l’acido acetil salicilico.
Figura SEQ Figura \* ARABIC 1 Felix Hoffman il chimico tedesco padre dell’Aspirina. Ci riesce! Dopo avere rischiato il licenziamento per la ottusità di un capo (“Sei pagato per produrre coloranti, studia coloranti e non farmaci!”) la Bayer gli riconosce un grande successo, il 6 marzo del 1899 brevetta la formula ed il processo di produzione e comincia a commercializzare il farmaco che nella storia della medicina ha avuto la maggiore diffusione: oggi nel mondo si usano 50.000 tonnellate di acido salicilico ogni anno, se fossero tutte formate in compresse da mezzo grammo la pila coprirebbe la distanza media tra terra e luna[6].
Figura SEQ Figura \* ARABIC 2 Una delle prime confezioni di quello che sarebbe diventato il farmaco più venduto nella storia della medicina. Anche l’aspirina[7] ha effetti collaterali[8], anche la aspirina provoca a molti pazienti problemi gastrici e problemi di coagulazione, ma questi effetti collaterali non sono che un pallido ricordo di quelli devastanti che provocava il suo precursore naturale![9] La morale della storia è evidente. All’inizio l’uomo ha provato tutto quello che aveva sotto mano per alleviare le proprie sofferenze. Le piante costituiscono un eccezionale laboratorio chimico organico e sono state tutte provate giungendo per tentativi, successi ed insuccessi a capire quali avessero anche un effetto curativo e quali fossero solo dannose. Non vi è dubbio su come una simile procedura abbia portato certamente a tragedie sacrificando poveri pazienti per salvarne altri. Gli sviluppi di chimica, medicina e ingegneria ci hanno permesse di passare dalla fase “proviamo tutto e vediamo cosa funziona e poi curiamoci con l’intera pianta” a quella “prendiamo le erbe che funzionano e cerchiamo di capire quali delle migliaia di principi attivi che la pianta ha prodotto per il suo metabolismo ha l’effetto desiderato”. Già questo ha permesso in molti casi di ridurre gli effetti collaterali che qualche volta sono dovuti a composti che nessuna attività benefica presentano. Usare il principio attivo purificato permette anche di somministrare il farmaco con un dosaggio noto affrancandosi dalla variabilità presente in natura nelle piante e in metodi primitivi di estrazione come per esempio il decotto. Una fase successiva è stata quella di produrre il principio attivo puro per sintesi chimica spesso con grande riduzione dei costi.[10] In una cosa Hoffman fu precursore: la modifica di una molecola per renderla più adatta all’uso come farmaco in questo caso riducendone in modo sostanziale gli effetti collaterali. Molti anni dopo, nel 1976, questo metodo veniva spinto per la prima volta all’estremo: veniva messo in commercio in Inghilterra il farmaco che avrebbe in pochi anni fatto praticamente sparire i problemi legati all’ulcera, il Tagamet. La cimetidina è il primo principio attivo progettato e realizzato in laboratorio ipotizzandone la farmacocinetica, in parole povere il meccanismo di azione, che in questo caso consiste nel bloccare i recettori dell’istamina, molecola alla quale la cimetidina assomiglia molto, ma con una sostanziale differenza: a differenza della sua cuginetta naturale impegna i recettori senza provocare la secrezione acida. Una malattia molto grave che spesso portava ad interventi chirurgici non banali è praticamente sparita grazie a un farmaco, o meglio a una famiglia di farmaci perché anche la cimetidina è stata poi perfezionata, assolutamente artificiale in barba a tutti i rimedi naturali che si sono rivelati per millenni assolutamente inefficaci. I nostri vecchi si che erano saggi e mangiavano cose genuine e salutari.Qualche anno fa ero dalle parti di Imperia per la automazione di una linea di produzione di lattine di olio d’oliva. Accompagnati dal presidente e fondatore della società visitavamo un delizioso piccolo museo dove erano state raccolte lattine di diverse fogge e colori utilizzate fin dalla fine del secolo scorso per la vendita dell’olio. Una collega guardandole se ne uscì con un bel “Queste si che contenevano olio genuino, non come le porcherie che ci vendono adesso!”. Il nostro accompagnatore sorrise e ci portò nel laboratorio di controllo di qualità dove davanti a sofisticatissime apparecchiature ed a boccette piene di campioni osservò come una volta tutti questi controlli non esistessero e l’unica regola fosse di vendere qualche cosa di gradevole al palato. Terminò osservando come mettere in lattina e vendere l’olio che si distribuiva all’inizio del secolo oggi molto probabilmente farebbe rischiare al produttore la galera al primo controllo dei NAS. Nell’arco del ventesimo secolo la attesa di vita[11] per l’americano[12] medio è quasi raddoppiata. Gli sviluppi nella lotta a determinate classi di malattie, il miglioramento in genere della qualità della vita e della abitazioni, la diminuzione del logoramento dovuto al lavoro in condizioni estreme: una serie di concause tra le quali va di certo considerato anche il netto miglioramento nella qualità e quantità della alimentazione. I nostri vecchi usavano alimenti cosiddetti naturali semplicemente perché non avevano altro e la loro sostanziale ignoranza[13] sui meccanismi fisiologici li portava ad alimentarsi piuttosto male: uso eccessivo di grassi di origine animale e alimentazione sbilanciata portavano i ricchi a morire presto. La grande maggioranza della popolazione era povera[14] e mangiava nelle campagne poco, ma altrettanto male. Ogni tanto qualche frescone ricorda esempi della longevità di una volta dimenticandosi che invecchiare era una rara fortuna e che molto probabilmente quei vecchi erano molto più giovani di quanto sembrassero. La conservazione degli alimenti è stata per millenni un grande problema: l’assenza di una catena del freddo costringeva l’umanità a pratiche di conservazione piuttosto approssimative e la gente finiva per nutrirsi spesso con alimenti che noi rifiuteremmo. L’uso delle spezie era per esempio imposto dal fatto che la carne puzzava troppo per poter essere mangiata senza correggerne il sapore. L’uomo poi imparò a conservare gli alimenti salandoli o seccandoli: ecco il baccalà e lo stoccafisso[15], ecco il delizioso biltong la carne e il pesce seccati al sole dei deserti sud africani, ecco i crauti in barile per fornire vitamina C ai marinai di sua maestà britannica e combattere il terribile scorbuto. Pochissimi alimenti si prestavano però alla conservazione prima delle tecnologie industriali sviluppatesi a fronte degli studi di Pasteur e grazie alla industrializzazione che permise l’uso esteso di vapore ad alta temperatura e di contenitori a chiusura ermetica. Anche l’idea delle vecchie sane conserve naturali senza trattamenti nocivi è una bufala: morire di avvelenamento da tossina botulica all’inizio del secolo era cosa relativamente frequente, oggi se si verifica un caso di botulismo va a finire per una settimana sulla prima pagina del Corriere della sera. E la grappa? Quante volte avete sentito parlare della grappa del contadino, quella distillata come si distillava una volta. Ebbene la vera differenza tra le modalità di distillazione del passato e quelle di oggi sta nel fatto che nel passato non si sapevano analizzare i vari prodotti formati dalla fermentazione e ci si limitava a buttare via genericamente teste e code di distillazione ipotizzando che nella frazione intermedia si trovasse solo del sano (si fa per dire ovviamente: ecco un altro naturalissimo prodotto che tanto bene poi non fa) alcool etilico e non per esempio il micidiale, naturalissimo, metanolo. Oggi al di là del fatto che fermentazione e distillazione sono molto più precisamente controllate esiste una fase di controllo che permette di avere la sicurezza assoluta sulla natura e sulla quantità degli alcoli che finiranno nel nostro bicchierino. Intendiamoci qui non parlo di gradevolezza e bontà dei prodotto, ci sono persone che amano la gallina ruspante e la conserva di pomodoro all’antica e sul gusto non c’è ovviamente nulla da dire, qui parlo della salubrità di alimenti e bevande di una volta rispetto a quelli di oggi, una salubrità nei fatti tutta da dimostrare. Al di là di preconcette idee sulla buona sana vecchia alimentazione va detto che oggi mangiamo in modo decisamente migliore e più sano di quanto si facesse una volta e le statistiche su incidenza di malattie e mortalità lo dimostrano in modo inequivocabile. Il sole fa bene.Marinai, muratori e persone in genere che per motivi professionali sono spesso al sole soffrono di una gravissima malattia professionale: il melanoma, una neoplasia della pelle molto grave (malgrado i melanomi siano solo il 5% dei tumori della pelle sono di gran lunga la prima causa di mortalità per questo tipo di tumori) ed in costante crescita (nel nord America è il tumore della pelle con tasso di crescita maggiore)[16]. Sapete quale è la maggiore causa di questo tipo di tumori? Il sole, proprio quel naturalissimo sole che la tradizione popolare vuole essere salutare per grandi e piccini. Cosa c’è di meglio di una bella abbronzatura? Di meglio, soprattutto per i bambini, una esposizione molto blanda, sempre con un fattore di protezione adeguato (fino a 10 anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia 60) ed evitando le ore centrali della giornata. Studi epidemiologici molto recenti hanno evidenziato come il pericolo più grave sia fino ai 18 anni, in altre parole la abitudine alla abbronzatura in età giovanile alza e di molto la probabilità di contrarre un grave tumore della pelle in età adulta. Ho citato qui solo la patologia più pericolosa che una esposizione al sole tende a rendere più probabile, ne esistono molte altre ed in generale l’esposizione alle radiazioni solari invecchia la pelle più rapidamente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che NESSUNO si esponga MAI al sole senza una protezione almeno 15, ci sono persone che non solo non si proteggono, ma usano oli che dovrebbero favorire la stimolazione dei melanofori per rendere la abbronzatura più veloce e più resistente! Molti di questi prodotti sono di origine naturale e molte persone li considerano proprio per questo, sbagliando, meno pericolosi. La natura ancora una volta si rivela ostile e pericolosa. Paradossalmente uno strumento assolutamente artificiale, la lampada abbronzante a raggi UVA, permette di ottenere una abbronzatura con minor rischio in quanto le radiazioni emesse non sono tutte quelle che il sole genera con la sua reazione nucleare naturale, ma è possibile artificialmente ridurre quelle nocive ed esporre la pelle solo a quelle meno dannose (la stimolazione dei melanofori con UVA è comunque secondo la letteratura dannosa e pericolosa, ma il rischio è statisticamente un poco minore).[17] EpilogoLa natura è certamente utilissima, noi ne facciamo parte e la sopravvivenza stessa della nostra e di tutte le altre specie è legata a un buon rapporto con la natura. La natura è gradevole e ci offre cose bellissime che vanno certamente preservate esattamente come vanno preservate tante cose altrettanto gradevoli e belle realizzate dall’uomo. Sulla preservazione a oltranza il discorso si fa lungo e complesso, ma vale la pena considerare come l’idea di salvaguardare ogni forma di vita sia del tutto innaturale: la evoluzione trova la sua forza nella prevalenza del più adatto e del più veloce ad adattarsi alle nuove situazioni. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che il fine ultimo di ogni essere vivente sia la sopravvivenza e la proliferazione sulla terra dei suoi geni[18]: è per questo che gli esseri viventi si adattano modificando il proprio patrimonio genetico per rendere più probabile la sopravvivenza e la riproduzione dei propri figli. Anche i fautori della preservazione delle specie fanno qualche volta un po’ di confusione: qualcuno sa spiegarmi come mai si faccia, giustamente, tanto rumore per esempio per le balene e nessuno muova un dito per salvare dalla ventilata totale distruzione l’agente patogeno del vaiolo oggi conservato solo in alcuni laboratori? Ciò detto e ribadito il doveroso rispetto per la natura vorrei affermare che le considerazioni fatte, e se ne potrebbero fare altre, escludono l’assioma che porta la maggior parte delle persone a ritenere che i prodotti di origine naturale siano per definizione più salutari di quelli costruiti dall’uomo e per il solo fato di essere naturali non possano per definizione essere pericolosi. La cosa sarebbe oltretutto molto strana. I vari esseri viventi perseguono il loro bene anche a scapito ed a detrimento degli altri. Le erbe nei millenni si sono adattate modificando il loro metabolismo e producendo prodotti chimici spesso velenosi: un’erba molto gradita per esempio alla giraffa un bel giorno per una mutazione genetica casuale (non dimentichiamo che la mutazione genetica non la abbiamo inventata noi, ma è semplicemente il modo che la natura usa per progredire) ha reso una forma di quella stessa pianta tossica, gli animali se ne sono accorti mangiandola e stando male, hanno imparato a riconoscerla e hanno smesso di mangiarla e questa nuova versione della pianta, preservata dalla distruzione, si è espansa. E’ così che la natura evolve! Il fatto che alcune piante abbiano proprietà curative per esempio per l’uomo è una accadimento del tutto casuale e per nulla gradito alla pianta stessa che farebbe volentieri a meno di essere sottoposta al procedimento, del tutto innaturale, del taglio, della essiccazione e della infusione. La natura dunque offre prodotti buoni e prodotti cattivi: affermare che qualche cosa sia salutare e privo di rischio in quanto naturale è una solenne cretinata. Naturale = salutare è una equazione priva di ogni fondamento che può portare chi la segue a correre gravissimi rischi. Se qualcuno non è d’accordo e riesce a dimostrarla con i fatti e non con parole non verificabili mi piacerebbe molto si facesse avanti! [1] Anche se le virtù terapeutiche del Salix Alba vengono menzionate già nel codice assiro di Ebers, all'incirca 2000 anni prima di Cristo. [2] "Ricerche sulla salicina ed i prodotti che ne derivano" (1838) e "Ricerche di chimica organica sulla salicina" (1845) [3]Non serve essere un chimico per capire come la molecola del chinino abbia poco a che fare con quella della aspirina!
D'altronde il gusto è un senso molto grossolano e non sa certo distinguere troppo tra composti salutari e composti dannosi: chi ha mangiato funghi velenosi riferisce spesso che erano buonissimi, e non dimentichiamolo naturalissimi! [4] Mac Lagan su di un numero di "Lancet" del 4 marzo 1876, e due studiosi tedeschi L. Ries ed S. Stricker ne propugnarono, per la prima volta, l’uso in due malattie: l’artrite reumatoide e la gotta. [5] Per i più curiosi esiste il internet una vastissima documentazione sulla storia e sulla chimica della aspirina, particolarmente gustosa per chi ha interessi chimici la rappresentazione tridimensionale interattiva della molecola al sito http://www.bris.ac.uk/Depts/Chemistry/MOTM/aspirin/aspirin2.htm che riporta anche una breve descrizione del chimismo del processo. [6] L’Aspirina sulla luna ci è andata davvero: faceva parte del pacchetto di pronto soccorso che gli astronauti si sono portati nelle missioni lunari. [7] Aspirina: la A del nome deriva da Acetil mentre spirina fa riferimento a Spreco, vecchio nome tradizionale dell’acido salicilico. [8] Quasi tutti i farmaci hanno del resto effetti collaterali, l’unica terapia priva di effetti collaterali potrà essere quella basata sulle conquiste della genetica, paradossalmente si tratta dell’unica vera medicina naturale, osteggiata in modo plateale proprio dai propugnatori della medicina naturale! [9] Anche sull’effetto gastrico della aspirina la scienza si interseca con credenze ed errori di valutazione. Per anni si è pensato che l’effetto fosse dovuto alla acidità del prodotto, cosa piuttosto improbabile dal momento che lo stomaco ha per sua natura nel soggetto normale un ambiente acidissimo. Si sono pensate aspirine ricoperte e si è parlato di ulcere ad impronta, come se la pastiglia si potesse fermare in una zona dello stomaco e bucarne l’epitelio. Poi i rianimatori cominciarono ad usare l’aspirina iniettabile in vena (il Flectadol) e riscontrarono gli stessi effetti sullo stomaco dei loro pazienti. In realtà oggi si sa che l’effetto sulla mucosa gastrica non è dovuto a nulla di localizzato, ma al meccanismo stesso di azione della Aspirina. Il farmaco agisce inibendo la formazione di alcune molecole che l’organismo usa come messaggeri tra cellula e cellula. La PGHS-2 è alla base del fenomeno della infiammazione e l’azione inibitrice dell’acido acetil salicilico è alla base di uno dei benefici effetti del farmaco. Esiste purtroppo una prostagmandina molto simile, la PGHS-1, che è deputata ai meccanismi di protezione della parete gastrica, il farmaco ne inibisce la produzione e da qui nascono le carenze di protezione che fanno si che la parete dello stomaco sia attaccata dal succo gastrico prodotto e molto ricco di acido cloridrico. [10] Importante osservare qui come il prodotto di sintesi sia assolutamente identico a quello naturale, di bufale del tipo “quello naturale è vivo e contiene l’energia della pianta” non mette nemmeno conto di parlare, sono insulti al buon senso! [11] Si definisce attesa di vita il numero di anni che la media delle persone vivrà calcolata sulla base dei dati di mortalità corrente in ogni anno, si tratta di un parametro molto importante, ovviamente, per i calcoli che i matematici attuariali fanno per definire i costi ed il rischio delle polizze assicurative vita. [12] La cosa vale sostanzialmente anche per l’Italia, mi riferisco qui agli Stati Uniti perché i dati sono disponibili in rete: per i bianchi in media si e’ passati da 47 a 76 anni, per le persone di colore da 33 a 71, numeri questi che sottolineano in modo impressionante l’importanza delle condizioni ambientali (http://www.cdc.gov/nchs/fastats/pdf/nvsr50_06tb12.pdf). [13] La medicina fino quasi alla fine del secolo scorso era una scienza inesistente, basta pensare che la prima indicazione sulla sepsi venne data da Ignaz Philipp Semmelweis in una conferenza il 15 maggio 1850, prima di allora i medici facevano le autopsie e poi assistevano ai parti lavandosi le mani in modo molto approssimativo! Del resto Luis Pasteur aveva condotto i suoi lavori sui microrganismi e sulle vaccinazioni solo 50 anni prima, prima di lui si pensava che i microrganismi non si trasmettessero, ma si generassero spontaneamente. [14] Per avere una idea che vada al di là del romantico amore per il passato su come si vivesse nelle nostre campagne solo 100 anni fa basta guardare “L’albero degli zoccoli” di Olmi, quella era la condizione di quei contadini che molti, probabilmente per semplice ignoranza, sembrano invidiare tanto. [15] Interessante ed illuminante il volume di Mark Kurlansky “Cod: A Biography of the Fish That Changed the World” che racconta la storia di questo alimento tanto importante per il solo fatto di poter essere conservato facilmente.
[16] Qui qualcuno chiamerà in causa il buco dell’ozono, è vero, ha di fatto peggiorato il fenomeno, ma la alta incidenza di melanoma nei marinai è nota da molto prima che l’uomo iniziasse la scellerata operazione che pare abbia causato l’aumento dei raggi UVB, principali colpevoli della degenerazione cellulare. [17] Non cito qui il pericolo delle creme solari fai da te, ricordate le due che sono finite all’ospedale in gravissime condizioni qualche anni fa per avere usato un decotto di naturalissimo fico, perché delle erbe parlo altrove. [18] Il gene egoista, pubblicato da Richard Dawkins nel 1976 ricostruisce l’intera storia della umanità sulla base di questa idea. |
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